Quando farsi un giro al quartiere Pigneto di Roma? Sabato 4 dicembre 2021.

C’è stata una trasformazione in questi ultimi anni, e vale la pena andare a vedere di persona cosa sia il Pigneto oggi. Le scoperte inaspettate cominciano da subito. Prendete la metropolitana. Non solo perché è il collegamento più comodo inaugurato di recente, ma anche perché la stazione Metro C di San Giovanni è un vero e proprio gioiello. Accoglie all’interno delle sue teche i ritrovamenti archeologici emersi durante i lavori di scavo. Racconta l’evoluzione di quella parte della città in una discesa reale e simbolica verso il sottosuolo, attraverso i millenni passati, illustrandoli con eleganti pannelli didattici.

Esplorate poi le diverse aree del quartiere, sarete meravigliati dall’atmosfera pacata e dalla dimensione più tipica di un villaggio che non di una metropoli. Quasi ovunque prevalgono case a uno o due piani, terratetti, ma ci sono anche deliziose palazzine anni Trenta e vecchie costruzioni ristrutturate in maniera coraggiosa. 

Non ci si rende subito conto del tipo di fermento che anima il quartiere. Il nostro occhio è attirato dai murales, quelli un po’ criptici, quelli che fanno sorridere, quelli dedicati a famosi personaggi legati a Roma, e in particolare al Pigneto: Anna Magnani, Gigi Proietti, Sophia Loren, Monica Vitti, Pier Paolo Pasolini, il quale quando girava qui i suoi film si fermava regolarmente da Necci per prendersi un caffè. Ecco, in particolare la presenza di Pasolini rimanda all’identità del quartiere. Come la vicina San Lorenzo, il Pigneto ha una storia di cultura e antifascismo, un retroterra che è rimasto nelle sue vene e che vuole raccontare. Hanno costituito un percorso fatto di paline informative, ognuna delle quali è dedicata a un protagonista della Resistenza. Forse era inevitabile che quel tipo di passione, orgoglio e forza finissero prima o poi per esprimersi nell’impegno culturale e artistico.

Incontriamo studi di professionisti, centri di consapevolezza, un centro antiviolenza, perfino famosi designer di gioielli, mescolati ai bar e agli altri esercizi commerciali. Questo girovagare ci regala una calma che non sempre ci possiamo permettere nella quotidianità, e forse ci prepara a incontrare gli elementi più interessanti che caratterizzano il Pigneto. Abbiamo il tempo per un paio di soste, per gustare l’eccellente viennoiserie di Burro Cream&Coffee o la pasticceria di Necci.

L’abbiamo menzionato di nuovo, e non è un caso. Sarà per la sua posizione, o perché esiste da quasi cento anni – prima come latteria, poi bar e gelateria, infine ristorante e pasticceria con la nuova gestione di Massimo Innocenti – il fatto è che ha sempre costituito un punto di riferimento e d’incontro, per i residenti e per ciò che essi condividono. Anche e direi soprattutto dopo il radicale cambiamento avvenuto negli ultimi vent’anni.

Abitato per decenni da persone anziane, squatter, operai ed extracomunitari, in seguito scelto anche dagli studenti che si spostavano da San Lorenzo. Quando sono arrivati gli artisti, gli architetti e chi lavorava nel mondo del cinema e del teatro, sono cominciate le ristrutturazioni e gli investimenti. È stata una gentrification assai gentile, non ha stravolto il tessuto sociale, ha anzi aggiunto qualcosa alla sua eterogeneità. Come un benefico contagio, la nascita di laboratori e artigiani ha spinto altri a fare lo stesso, e i residenti guardano questo processo in divenire con entusiasmo, dato che il moltiplicarsi di esercizi di vario genere riporta a ritmi di vita diurna che ormai risalgono agli anni Sessanta – e che sono il miglior antidoto a una microcriminalità che in strade vuote e nel prevalere della movida notturna trova terreno fertile.

La presenza di queste nuove realtà va a definire l’identità del Pigneto facendone un polo attrattivo di tutto rispetto in città.

Il quartiere è chiuso in un triangolo che ha per lati la via Casilina, la via Prenestina e via di Acqua Bullicante, è quasi un’isola misteriosa e affascinante dove la zona pedonale dedicata alla vita notturna è collegata a quella diurna dal ponte sulla ferrovia. Presto verrà messo in atto il progetto di interramento del passante ferroviario, lasciando parchi e parcheggi in superficie, insieme alla futura terza stazione di Roma collegata anche all’aeroporto di Fiumicino. Il panorama in parte cambierà, ma solo per rendere più accessibile e fruibile tutta quella parte dedicata alla cultura, all’arte e all’artigianato. Allora consiglio di perdersi tra le stradine e ritrovarsi davanti a queste vere e proprie fucine di creatività e talento. Utol è un laboratorio di ceramica che produce oggetti di pregio, originali e apprezzati persino da chef stellati che hanno loro commissionato la produzione di piatti. Da Mook nascono sculture e installazioni con legno di recupero. L’idea è che dietro gli oggetti e i materiali ci sia una storia, che si possa dare loro una seconda vita. Fanno anche incisione cartografica, illustrazioni per l’infanzia, tengono corsi all’Istituto Europeo di Design e, come Utol, corsi formativi per adulti e bambini. A 7 Nodi Mirko e Paola sono artigiani della carta pervasi da una solida etica ambientale (i loro prodotti sono realizzati a impatto zero e totalmente riciclabili), mirano a un nuovo modo di esperire gli oggetti, per esempio creando biglietti di auguri che dopo l’uso rimangono come quadretti piacevoli da vedere ogni giorno. C’è poi il laboratorio di arte e artigianato Anonima Macchinette, un collettivo impegnato in varie modalità espressive che attraverso queste si autofinanzia. Bothanica e Ganjika sono specializzati in giardini verticali e allestimenti con piante da esterno e da interno (comprese quelle che meno ti aspetti: le tropicali, le carnivore e le kokedama di origine giapponese, le piante senza vaso). Sonofrankie è invece un team di professionisti del design e dell’architettura, della cultura urbana. Sono alcuni fra gli esempi più tipici dell’offerta creativa del Pigneto, realtà che fanno rete e si confrontano, i cui comuni ideali coinvolgono il quartiere stesso. È anche quest’atmosfera da paese dove è così viva quella dimensione di umanità e socialità che favorisce uno scambio importante fra i creativi che vivono qui.

Blu Factory Store è la rappresentazione plastica di tutto ciò. Donatella si è formata all’Accademia di Belle Arti, suona il sax tenore, è vulcanica e carismatica: produce essa stessa articoli da regalo ma offre anche una vetrina a designer, illustratori e artigiani, da altre regioni d’Italia ma soprattutto dal Pigneto. Tutto di ottimo gusto e fattura. Ma Donatella non fa solo questo, il suo negozio è diventato il fulcro dove convergono le energie circostanti. Mi ha detto che ha sempre organizzato feste e occasioni di incontro – le riesce molto bene – e dopo le restrizioni dovute alle recenti misure antipandemia aveva una gran voglia di ricominciare, qualcosa che leggeva anche negli sguardi e nelle parole dei clienti: stare insieme, girare, vedere, acquistare, divertirsi. Ha deciso di fare le cose in grande, e insieme a tanti altri creativi del quartiere ha dato vita all’evento BLU STORY che si svolgerà sabato 4 dicembre 2021.

Ha scritto una favola in cui la protagonista si aggira fra una serie di mondi paralleli, proprio come Alice nel Paese delle Meraviglie. Queste diverse realtà fantastiche sono costituite dai vari punti creativi che costellano il quartiere – che sono anche i mondi paralleli di Donatella, in un certo senso, e che riconducono alla fine del percorso a lei. Una conclusione della storia dove poesia, danza e musica si uniscono ed esplodono in un luogo ancora differente, del tutto inaspettato dopo ciò che si è visto fino ad allora. Sotto Necci è stato ritrovato un antico ipogeo. Risale al I secolo a.c. ed è stato utilizzato nel corso del tempo anche come cantina e rifugio antiaereo. È rimasto celato da detriti e vegetazione per decenni fino a essere quasi dimenticato. Nel 2020 la scoperta di un passaggio, quasi per caso, bastò alzare un mattone. Dopo i lavori di messa in sicurezza e consolidamento ne è risultato un ambiente di grande atmosfera, la chiusura degna per chi ha seguito il percorso della favola. Saranno due giorni interessanti, dato che l’evento si ripeterà in forma diversa con la visita alla mostra nell’ipogeo e una performance al Fanfulla, il quale mette da parte per una volta le sue vesti underground di locale notturno.

Dunque il Pigneto è destinato a diventare sempre più un polo culturale, artistico e artigianale? Io sono certo che i numeri ci siano tutti affinché la sua personalità già così distinta arrivi ai romani innanzitutto. Se qualche galleria o laboratorio possono destare curiosità, una moltitudine di realtà diffuse nel triangolo cittadino va a costituire invece una certezza. Questo per chi decide di venire a viverci e per chi scopre di avere qualcosa di prezioso a portata di mano, per i turisti che oltre ai monumenti tradizionali decidono di conoscere la città immergendosi in un ritmo diverso, a contatto con il lavoro di artisti, con la qualità unica del food e dell’artigianato. Unica come l’atmosfera che si respira qui.

Roberto Fustini

Ig @fustinir Fb Roberto Fustini scrittore

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